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Auto leggendarie giapponesi: la Honda City

Un’automobile che ancora oggi appare sensazionale e una delle easter egg più fuori di testa di sempre.

by Giacomo Donati

Negli anni '80, la stella di Honda risplendeva fulgida nel firmamento dell’automobile. Oltre a fornire motori a prestigiosi team di F1 come Williams e McLaren, in quegli anni Honda lanciava sul mercato auto interessanti, una dopo l'altra.

Ma già sul finire degli anni 70, precisamente nel 1978, Honda aveva messo in cantiere quella che sarebbe divantata soltanto tre anni dopo una piccola icona, con fan disseminati ancora oggi in tutto il mondo: la Honda City.

Al motto di “rischiamo!”, Honda decise di distaccarsi dai modelli oramai troppo familiari come la Accord e la Civic, e chiedono a un gruppo di giovani designer di fare qualcosa di nuovo, fuori dagli schemi, diverso da ciò che Honda aveva fatto sinora, una macchina non costosa, ma neanche cheap.

Il team leader, Hiroo Watanabe, andando in direzione ostinata e contraria rispetto ai dettami di Detroit in voga al tempo - che volevano il sacrificio del comfort a favore dell’estetica - definitì un nuovo concetto di auto, sintetizzato nel nomignolo affibbiatole, “Tall Boy”.

Annunciata il 29 ottobre 1981, per un costo di 760.000¥, la Honda city (Honda Jazz in Europa, per ragioni di copyright) era il contrario di ciò che andava in voga - la berlina lunga e bassa - ed incarnava la profezia di un tipo di auto che ancora oggi è predominante in Giappone: alta e corta. Più precisamente, alta un metro e sessanta, lunga 3,4: una piccola rivoluzione.

Un'auto pratica e facile da usare, maneggevole soprattutto nelle aree urbane e con un design estremamente funzionale. L’aggiunta di un esplosivo spot televisivo interpretato dai Madness, la rock band britannica popolare in tutto il mondo, chiamato "Honda, Honda", ha fatto il resto.

Motore 1,2 litri, potenza massima di 67 CV, un auto silenziosa durante la guida e, forse, unico difetto, non troppo divertente da guidare - almeno fino a quando non sarebbero state introdotte le varianti più potenti munite di turbo (Turbo I e Turbo II).

Ma la chicca finale lascia ancora oggi con gli occhi sgranati: il suo nome è Motocompo, per soli 80.000¥ uno dei motorini più belli di sempre, un sogno ingegnerizzato, compatto al punto da adattarsi al piccolo vano di carico carico della City: una combo che soltanto un popolo invaghito - o invasato - di robot come il Giappone poteva concepire.

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Every Japanese design gem you always wanted to find*
(*but were afraid to ask)