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Quasi un'ipnosi: la Ambient giapponese (feat. STRA)

Un sound unico e un genio musicale da riscoprire attraverso un mix che ci conduce in un viaggio acustico a contrasto nel Giappone del boom economico.

by Nanban

Molte pagine sono state scritte attorno alla nascita, verso la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, di un fenomeno il cui riverbero ancora oggi risuona con forza sottile - addirittura più di quanto non facesse all’epoca - nelle stanze di molti melomani: stiamo parlando della musica ambient giapponese (c.d. kankyō ongaku), oggetto in tempi recenti di una straordinaria riscoperta.

I tentativi di identificarne le radici riconducono alle più svariate spiegazioni: dai collegamenti con quanto stava accadendo in Occidente con Brian Eno, Harold Budd, Robert Rich e con le più risalenti composizioni di Erik Satie, che oltre a costituire un’ispirazione ne avrebbero agevolato la diffusione, alle innovazioni tecnologiche - strettamente legate al boom economico giapponese - che emergevano in campo musicale, come i sintetizzatori, passando per tematiche di carattere ambientale e richiami artistici, riconducibili al movimento Fluxus - reso popolare in Giappone da Yoko Ono e Toshi Ichiyanagi - il quale si muoveva nella direzione di una simbiosi fra arte e vita, considerando la prima un’inestricabile parte del quotidiano.

Inoyama Land

Certo, il fatto che molti pezzi di musica ambient siano stati commissionati per diventare la trama musicale di sottofondo di grandi magazzini come Muji o Spiral o per mitigare il caos acustico delle metropoli giapponesi con un tessuto sonoro più soffice e gradevole (come nel caso dei segnali di allerta per i terremoti) potrebbe essere un’indizio in questa direzione, ma alla fine è difficile tracciare un collegamento sicuro, anche perchè ciascuno di coloro che in quegli anni si ritrovava a creare musica ambient considerava di lavorare al di fuori di un movimento vero e proprio e i lavori che ne sono sorti sono rimasti a lungo confinati negli scaffali di pochi avventurosi estimatori, che li hanno salvati dai cesti delle incisioni a poco prezzo, potenzialmente destinate al macero.


Tralasciando gli esponenti più celebri come Ryuichi Sakamoto, Haruomi Hosono e Joe Hisaishi, che da prima si erano guadagnati una certa popolarità con progetti molto eterogenei fra loro, nomi come Yoshio Ojima, Satoshi Ashikawa, Midori Takada, Masahiro Sugaya e Hiroshi Yoshimura sono riemersi dalle tenebre solo di recente, in parte in maniera rocambolesca, tramite le misteriose equazioni dell’algoritmo di Youtube, scatenate dal crescente interesse per il genere ambient giapponese, stimolato a sua volta da un manipolo di eroici esploratori degli abissi musicali (come Chee Shimizu e Spencer Doran) e di piccole case discografiche indie.

Un turbine di eventi, casi, circostanze che ci permettono oggi di riscoprire compositori che, in un mondo più globalizzato com’è quello odierno, avrebbero già in passato potuto assurgere a ben altro ruolo sulla scena musicale.

Ed è partendo da uno dei nomi più importanti, quello di Hiroshi Yoshimura che, con un mix elaborato in esclusiva per Nanban da STRA parte questa piccola ma esaltante esplorazione, con un’ininterrotta immersione nei suoi lavori più rappresentativi - come l’album di esordio Music For Nine Post Cards ovvero Green, Pier & Loft - ma anche in album meno noti, come Flora, Soft Wave for Automatic Music Box, Wet Land ed altri: un’operazione unica nel suo genere, che restituisce anche, per contrasto, un’immagine musicale nitida della dimensione ipercapitalista del Giappone del boom economico.


Il suo autore, come altri della scena ambient, non ha purtroppo potuto godersi i fasti di questa rinascita, essendo scomparso prematuramente nel 2003, ma le sue opere, concepite per sonorizzare centri commerciali, passaggi sotterranei, edifici per uffici o case modello restituiscono l’immagine a tutto tondo di un oscuro genio musicale, le cui cartoline sonore ci illuminano ancora con un’attualità straordinaria.

*STRA
(Michele Marchetti) è architetto, visual designer, dj e produce musica elettronica.
A Stra piace sperimentare tra i confini culturali e musicali.

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(*but were afraid to ask)